giovedì 3 maggio 2012

L'Eclisse

12 minuti di silenzio, alla fine. Il vento muove i rami degli alberi, la gente passeggia, l'architettura domina il paesaggio, il silenzio invade tutto. 
Per 12 minuti la macchina cinematografica inquadra la realtà.
La realtà che esiste a prescindere dalle persone, a prescindere dalle azioni, a prescindere dai significati, dai pensieri, da noi, da tutto.
Nessuno, nessuno a quel "solito posto".
Nessuno dei due è presente all'appuntamento.
Questa è la realtà.

[Ecco...una testa bionda, una nuca.
E' lei, è lei, è lei...
Fa che sia lei
Si gira.
E no, non è la sua nuca. Non è lei.]

Fino alla fine nutriamo la speranza che qualcosa accada, che qualcuno arrivi, che possa esserci il lieto fine.
Ma non è così.
Perchè, dopotutto, ad Antonioni interessava il realismo.
E la realtà non è fatta di lieti fini.

L'Eclisse di cosa? Dei sentimenti. 

Nessun chiarimento, nessuna risposta alle domande che dopo il quarto minuto di silenzio qualcuno comincia a farsi.
-E allora? E che significa? E perchè non arrivano?

E io mi domando, piuttosto, perchè solitamente arrivano...
Perchè farci credere in qualcosa che, in fondo, non esiste.



A correre, si sa che alla fine si va a sbattere e ci si fa male.
Quale lieto fine? Si cade e bisogna leccarsi le ferite.
Bisogna andare avanti, sempre.
Ma senza fretta.
No, non si corre più.
Adesso si cammina.
Adesso si osserva la realtà,
che esiste...
a prescindere.




mercoledì 11 aprile 2012

Divenire


Il mio piede spinge sull’acceleratore.
“Non superare i 100 km/h . Non superare i 100 km/h”
E la musica accompagna il mio cammino. Sempre presente.
Le luci della notte illuminano la strada e alla mia destra il mare invade il panorama.
Invade il mio cuore.
Quiete, il cuore colmo di gioia e di … mare.
Il suo cuore batte forte. Non riesce a dormire.
Quattro chiamate perse e due messaggi.
Rientro.
“Perché? Perché non riesco mai ad essere davvero felice?”
Le si disegna un’espressione preoccupata e triste sul volto.
Mi sento colpevole.
Rea di aver provato a esser felice.
“Non potrà essere sempre così”
Lo so.
E’ che stavolta io provo qualcosa dentro. Provo qualcosa che non ho mai provato prima d’ora.
E volo. Volo. Volo.
E cado a terra.
Non è assolutamente facile, no.
Ma facile non significa “bello”.
E perché rinunciare alla felicità per la facilità?
“E’ impegnativo. Sta a te decidere.”
E non ci ho pensato un momento.
“Non vedo dove sia il problema”
Non sono abituata a correre.
E i 100 km/h li ho superati già da un pezzo.

domenica 1 aprile 2012

Qualcosa è Cambiato!

Giornate frenetiche. 
No stop. No stop. No stop. 
Un perenne sorriso stampato in faccia, dietro al quale si nascondono mille preoccupazioni. 

"Non aver paura". 

Piacevole confusione. 

"Sarà l'attesa a premiarti?" 

Sarà l'attesa a premiarmi? 

E il bacio perugina che dice...

"Felicità: il più bello degli imprevisti" 

domenica 26 febbraio 2012

Geometria


L’avevo promesso a me stessa...lo so.
Ma è noto a tutti che non mantengo le promesse.
E quindi ci sei sempre tu. Presente nei miei pensieri e nella mia vita.
-Ciao
-Ciao
E tutto finisce lì. Tutte le volte.
E se provo a fare un passo, ecco che svanisci.
Perché è così strano?
Un’altra parentesi si è chiusa. L’ennesima.
Era prevedibile, come tutte le volte.
Ma adesso tu dove sei?
Si, sono forte. Lo sai meglio di me.
Ma “ciao”?
E’ doloroso.
Ascoltare la tua voce e non poterla afferrare.
Guardarti e accorgermi che non mi guardi.
Sentirmi una lebbrosa.
Un passo avanti e tu svanisci.
E ancora, ancora, ancora.
E forse è una malattia quella mia.
O semplicemente un modo per ricordarmi che un cuore ce l’ho.
Un abbraccio, solo quello.
O semplicemente un “sono orgoglioso di te”.
Ma no, no…
Che sto dicendo.
Colleziono esperienze inutili, facce inutili, voci inutili, mani inutili, corpi inutili…
E mi ritrovo esattamente dove ero prima.
Ed è facile fingere con gli altri, con chi mi conosce davvero.
Ma con me?
Posso continuare a fingere?
E’ un cerchio e io lo so .
E vorrei che si interrompesse.
Vorrei che cominciasse una linea retta.
Qualcosa cambierà…
Si…e nel frattempo io
 sto cominciando a sentire freddo.

venerdì 6 gennaio 2012

Tristemente Prevedibile

La sento.
Non mi sbaglio.
-Che succede?
E le parole escono una dopo l’altra. Non si fermano.
No. No. No.
Io lo sapevo, lo sapevo.
E’ il nostro destino. Il mio e il tuo.
Gli opposti noi due, da sempre.
Da quando da piccole tu facevi danza e io arti marziali.
Da quando tu cantavi e io facevo le imitazioni comiche.
Da quando tu ti fidanzavi e io rimanevo sola.
Da quando tu piangevi e io piangevo.
Da quando io piangevo e tu sorridevi.
 
Diverse eppure legate dallo stesso destino.
E adesso tu piangi. E io sorrido.
Sorrido e dentro quasi non sento più battere il mio cuore.
E afferro la tua testa poggiandola sul mio seno, che diventa umido del tuo pianto.
E ti capisco.
Oh se ti capisco.
E sorrido…
E ora magicamente comprendo i tuoi sorrisi ai miei pianti.
E non c’è soluzione. 
                                                               …a volte la sincerità è così amara

                                                               e lascia per strada le cose più belle…

venerdì 16 dicembre 2011

Veloci attimi di vita vissuta

E' strano.
Non capire, non capire chissà perchè poi.
Oppure capire e fingere di non riuscirci.
Nuove sensazioni. Nuovi attimi.
E ripensare al passato.
Essere investita dal peso dei ricordi e da tutto quello che non è andato.
Che poi ci ricordiamo sempre e solo quello che ci ha fatto male.

"Io ho vissuto una favola. Una di quelle che si vive una volta ogni cento anni. La tua, no. Non era una favola"

E' normale.
Perchè ho sempre raccontato il brutto per non ricordare il bello.
Ricordare le cose che ci hanno fatto soffrire, paradossalmente ci fa stare meglio nel nostro presente.
Se pensassi alle cose che mi hanno resa felice, ma felice davvero...non riuscirei ad andare avanti. Perchè?
Perchè niente sarà più come prima. Ed è meglio pensare che niente sarà più "brutto" come prima che più "bello" come prima.

Ma parlavo d'altro. Di nuove sensazioni, di nuovi attimi.
E del fatto di non capire. Non capire me. Perchè poco mi frega, francamente, di capire gli altri. Vorrei capire me. Vorrei, ma non voglio.
E' diverso.
Tutto è diverso. Io sono diversa. La situazione è diversa.
Il mio stomaco è diverso.

E mi manca. Mi manca ridere.
Forse sto sbagliando tutto.
Mi manca ridere.
Io non rido, ma mi ostino ad andare avanti, perchè voglio riuscire a ridere.
Voglio capire se posso ridere. 
Anche se so che sto sbagliando tutto. 

E alla fine? Con tutta la buona volontà che ci posso mettere...
Niente, niente, niente sarà più "bello" come prima.

venerdì 25 novembre 2011

Work In progress

E si ricomincia.
Impegno, determinazione.
Le soddisfazioni arrivano, solo se si vogliono fare arrivare.
Le ore cominciano a farsi più strette.
Il tempo da dedicare a cose o persone diminuisce.
Concentrazione, serve concentrazione.
La mente libera da tutto. Da tutti.
Ludovico Einaudi mi abbraccia soavemente.
Imparo e sogno. Imparo. Imparo.
[mi accorgo che sono diventata ferro e non mi va giù questa cosa. Ritornerò come prima]


Novembre 2013 sta aspettando me, e non posso deluderlo. 


Produco.

[…]Figlio, tu mi perdoni. Io non riuscirò mai a perdonare me stesso.
Mentre ti uccido, muoio anch’io. Divento niente.
Ahi. Dolore, dolore.
Ascolto i tuoi gemiti...e rammento la tua dolce vita, sposata a quest’ostico destino.
Non piangere, figlio mio.
Tu che hai colorato la mia vita di candore. Tu, Ippolito…non piangere.
Muori sereno.[...]
di E.D.B.