12 minuti di silenzio, alla fine. Il vento muove i rami degli alberi, la gente passeggia, l'architettura domina il paesaggio, il silenzio invade tutto.
Per 12 minuti la macchina cinematografica inquadra la realtà.
La realtà che esiste a prescindere dalle persone, a prescindere dalle azioni, a prescindere dai significati, dai pensieri, da noi, da tutto.
Nessuno, nessuno a quel "solito posto".
Nessuno dei due è presente all'appuntamento.
Questa è la realtà.
[Ecco...una testa bionda, una nuca.
E' lei, è lei, è lei...
Fa che sia lei
Si gira.
E no, non è la sua nuca. Non è lei.]
Fino alla fine nutriamo la speranza che qualcosa accada, che qualcuno arrivi, che possa esserci il lieto fine.
Ma non è così.
Perchè, dopotutto, ad Antonioni interessava il realismo.
E la realtà non è fatta di lieti fini.
L'Eclisse di cosa? Dei sentimenti.
Nessun chiarimento, nessuna risposta alle domande che dopo il quarto minuto di silenzio qualcuno comincia a farsi.
-E allora? E che significa? E perchè non arrivano?
E io mi domando, piuttosto, perchè solitamente arrivano...
Perchè farci credere in qualcosa che, in fondo, non esiste.
A correre, si sa che alla fine si va a sbattere e ci si fa male.
Quale lieto fine? Si cade e bisogna leccarsi le ferite.
Bisogna andare avanti, sempre.
Ma senza fretta.
No, non si corre più.
Adesso si cammina.
Adesso si osserva la realtà,
che esiste...
a prescindere.